FIRE in Italia: regola del 4%, tasse e pensione INPS

La regola del 4% nasce negli Stati Uniti, per pensionamenti di 30 anni. Applicarla così com'è a chi vive in Italia e vuole smettere a 50 anni può portare fuori strada. Ecco cosa adattare.

di Davide Valentini

Da dove viene la regola del 4%

Nel 1994 il consulente americano William Bengen analizzò i dati storici dei mercati statunitensi e si chiese: qual è il prelievo più alto che un pensionato poteva fare dal primo anno, aumentandolo poi ogni anno per l'inflazione, senza mai esaurire il portafoglio in 30 anni? La risposta, anche nei periodi peggiori, fu circa il 4% del capitale iniziale. Pochi anni dopo il cosiddetto Trinity Study arrivò a conclusioni simili.

Da qui la regola: con un patrimonio pari a 25 volte le spese annue, puoi prelevare il 4% il primo anno e poi adeguare il prelievo all'inflazione.

I limiti, per chi vuole smettere presto

  • Orizzonte di 30 anni. Lo studio originale copre 30 anni di pensione. Chi smette a 50 anni potrebbe doverne coprire 40 o 45. Su orizzonti più lunghi, il prelievo sostenibile storicamente scende.
  • Dati americani. Il mercato USA del Novecento è stato uno dei migliori al mondo. Studi successivi su altri Paesi mostrano tassi sostenibili spesso più bassi.
  • Portafogli con molte azioni. I risultati presuppongono una quota importante di azioni (tra il 50% e il 75%). Un portafoglio molto prudente sostiene prelievi inferiori.
  • Nessun costo né imposta. Le simulazioni originali ignorano costi di gestione e tasse. Un portafoglio che costa il 2% l'anno rende la regola del 4% molto più fragile.

In pratica: per chi punta a smettere prima dei 55 anni, molti preferiscono ragionare su un prelievo del 3-3,5%, cioè 28-33 volte le spese annue, oppure su un prelievo flessibile che si riduce negli anni negativi dei mercati.

Il rischio vero: la sequenza dei rendimenti

Due persone con lo stesso rendimento medio in trent'anni possono avere esiti opposti. Se i mercati crollano nei primi anni di prelievo, vendi quote a prezzi bassi per vivere e il portafoglio non recupera più. Se crollano dopo quindici anni, il danno è molto minore.

È per questo che i primi 5-10 anni sono i più delicati. Le difese più usate sono una riserva di liquidità o obbligazioni a breve per 2-3 anni di spese, la flessibilità nel ridurre temporaneamente i prelievi e un reddito anche piccolo nei primi anni.

Cosa cambia con il fisco italiano

  • 26% sui guadagni finanziari (plusvalenze, dividendi, cedole), ridotto al 12,5% per i titoli di Stato italiani e di Paesi "white list".
  • Imposta di bollo dello 0,20% l'anno sul valore dei prodotti finanziari nel dossier titoli: è un costo fisso che si somma a quelli di gestione.
  • Paghi le imposte solo sul guadagno, non sul capitale: quando vendi per vivere, l'imposta colpisce solo la parte della vendita che è plusvalenza.
  • ETF e fondi: attenzione alle minusvalenze. I guadagni degli ETF e dei fondi sono redditi di capitale e non possono essere compensati con le minusvalenze. È un dettaglio che conta quando si pianificano le vendite.

Esempio: se ti servono 30.000 € netti l'anno e il 40% del valore del tuo portafoglio è guadagno non ancora tassato, ogni vendita paga il 26% su quel 40%, cioè circa il 10,4% dell'importo. Il prelievo lordo necessario sale a circa 33.500 €. Il tuo numero FIRE va calcolato su questo importo, non sulle spese nette.

Il vantaggio italiano: la pensione pubblica

Chi ha lavorato in Italia per venti o più anni avrà comunque una pensione INPS, anche se smette presto. Nella maggior parte dei piani FIRE italiani il patrimonio non deve quindi sostenere tutte le spese per 45 anni, ma tutte le spese fino alla pensione e solo una parte dopo.

È il motivo per cui un piano FIRE costruito sui numeri reali, pensione inclusa, arriva quasi sempre a un obiettivo più basso di quello del calcolo "25 volte le spese". Lo vediamo nel dettaglio nella guida sulla pensione anticipata, e puoi fare una prima stima con il calcolatore FIRE.

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Contenuto a scopo informativo ed educativo. Non costituisce consulenza in materia di investimenti né raccomandazione personalizzata. Norme fiscali e previdenziali cambiano nel tempo: verifica sempre i requisiti in vigore sulle fonti ufficiali (INPS, Agenzia delle Entrate).