Pensione con contributi in Italia e all'estero: come si sommano

Qualche anno a Londra, poi l'Italia, magari la pensione da trascorrere in Thailandia. Le carriere internazionali sono sempre più comuni, ma i contributi non viaggiano da soli. Ecco cosa succede alla tua pensione, Paese per Paese.

di Davide Valentini

Il principio: i contributi non si trasferiscono, si "contano"

Quando lavori in più Paesi, ogni Paese tiene i contributi versati da te e alla fine ti paga la sua parte di pensione. Quello che cambia, a seconda dei Paesi coinvolti, è se gli anni lavorati altrove possono essere sommati per raggiungere i requisiti. Si chiama totalizzazione internazionale ed è gratuita, ma esiste solo dove c'è un accordo.

Caso 1: Paesi dell'Unione Europea, SEE, Svizzera e Regno Unito

Valgono i regolamenti europei di sicurezza sociale (in particolare il Regolamento 883/2004; per il Regno Unito l'accordo successivo alla Brexit). In pratica:

  • gli anni lavorati nei diversi Paesi si sommano per raggiungere i requisiti di ciascuno;
  • ogni Paese paga una pensione proporzionale ai contributi versati lì (pro rata);
  • in genere serve almeno un anno di contributi in un Paese perché quel Paese li consideri.

Esempio: 8 anni in Germania e 14 in Italia. Da sola, l'Italia non arriverebbe ai 20 anni per la vecchiaia; sommando i periodi sì. A 67 anni ricevi una pensione italiana calcolata sui 14 anni italiani e una tedesca sugli 8 anni tedeschi, secondo le regole tedesche.

Caso 2: Paesi con una convenzione bilaterale

L'Italia ha convenzioni di sicurezza sociale con diversi Paesi extra UE, tra cui Stati Uniti, Canada, Australia, Brasile, Argentina, Uruguay, Venezuela, Messico, Israele, Tunisia, Turchia, Corea del Sud, San Marino e alcuni Paesi dei Balcani. Il meccanismo è simile a quello europeo, ma le regole (per esempio il periodo minimo) cambiano da convenzione a convenzione: vanno lette caso per caso.

Caso 3: Paesi senza accordi, come la Thailandia

Con molti Paesi, tra cui la Thailandia, non esiste una convenzione di sicurezza sociale. Le conseguenze:

  • i contributi versati nel Paese estero non si sommano a quelli italiani;
  • la pensione italiana dipende solo dai contributi italiani: 20 anni per la vecchiaia a 67 anni (con l'importo minimo se sei nel contributivo), oppure, per chi è interamente nel contributivo, 5 anni a 71 anni;
  • se hai pochi anni italiani, rischi di non raggiungere i requisiti: conviene saperlo per tempo. Trovi il dettaglio nella guida pensione con 20 anni di contributi.

Se vai a vivere all'estero da pensionato

  • La pensione INPS si può ricevere all'estero: l'INPS la paga tramite una banca incaricata e ogni anno chiede una prova di esistenza in vita.
  • Le tasse dipendono da due cose: dal tipo di pensione (le pensioni pubbliche, per esempio degli ex dipendenti statali, seguono spesso regole diverse da quelle private) e dalla convenzione contro le doppie imposizioni tra l'Italia e il Paese di residenza. Prima di trasferire la residenza conviene verificarle con un professionista dei due Paesi.
  • Pianifica il ponte: se ti trasferisci prima della pensione, il periodo fino all'assegno va coperto con il patrimonio. Il simulatore FIRE con pensione INPS ti aiuta a dimensionarlo.

Da fare subito: scarica l'estratto conto contributivo dal sito INPS e, per i periodi esteri, quello degli enti previdenziali dei Paesi in cui hai lavorato. Con i numeri davanti si capisce in pochi minuti se ci sono buchi da colmare.

Prova lo strumento: Simulatore FIRE con pensione INPS. A che età puoi smettere, con patrimonio, risparmio mensile, pensione INPS e Coast FIRE.

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Contenuto a scopo informativo ed educativo. Non costituisce consulenza in materia di investimenti né raccomandazione personalizzata. Norme fiscali e previdenziali cambiano nel tempo: verifica sempre i requisiti in vigore sulle fonti ufficiali (INPS, Agenzia delle Entrate).