Quando posso andare in pensione? Come calcolarlo davvero

La domanda giusta non è solo a che età te lo permette l'INPS, ma quando te lo permettono i tuoi numeri. Ecco come mettere insieme i pezzi in cinque passi.

di Davide Valentini

Quando si parla di pensione, quasi tutti pensano a una sola data: quella fissata dalla legge. In realtà le date sono due. C'è la data in cui lo Stato inizia a pagarti la pensione, e c'è la data in cui puoi permetterti di smettere di lavorare. Possono coincidere, ma per molte persone la seconda può arrivare prima, a patto di sapere esattamente di quali numeri parliamo.

1. Parti dalla data "ufficiale": i requisiti INPS

In Italia le strade principali per la pensione pubblica sono tre:

  • Pensione di vecchiaia: nel 2026 si raggiunge a 67 anni con almeno 20 anni di contributi.
  • Pensione anticipata ordinaria: indipendente dall'età, richiede 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 10 mesi per le donne, con una finestra di attesa prima del primo assegno.
  • Pensione anticipata contributiva: per chi ha iniziato a versare dopo il 1995, a 64 anni con almeno 20 anni di contributi, ma solo se l'assegno supera una soglia minima legata all'assegno sociale.

Questi requisiti sono agganciati all'aspettativa di vita e vengono aggiornati periodicamente: sono già previsti 67 anni e 1 mese dal 2027 e 67 anni e 3 mesi dal 2028, con un mese in più anche per l'anticipata ordinaria. Per questo, se oggi hai 40 anni, è prudente ragionare su un'età di pensione di vecchiaia ben superiore a 67 anni.

Da fare subito: accedi con SPID al servizio "La mia pensione futura" sul sito INPS. In pochi minuti vedi i contributi versati e una stima della pensione a diverse età. È il punto di partenza più affidabile che hai.

2. Stima quanto prenderai (e non fidarti del tuo stipendio)

Chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995 riceverà una pensione calcolata interamente con il sistema contributivo: conta quanto hai versato, non l'ultimo stipendio. Il risultato è che il rapporto tra prima pensione e ultimo reddito (il "tasso di sostituzione") per molti lavoratori di oggi sarà sensibilmente più basso rispetto ai loro genitori.

Due dettagli che spesso sfuggono:

  • la stima INPS presuppone che continui a lavorare e versare fino alla pensione. Se smetti prima, la pensione sarà più bassa;
  • la pensione è lorda: per ragionare sulle spese devi considerare l'importo netto dopo IRPEF e addizionali.

3. Calcola quanto ti serve per vivere

È il passaggio più sottovalutato, e quello che pesa di più. Non serve una stima perfetta, serve una stima onesta: guarda gli estratti conto degli ultimi 12 mesi e somma tutto, comprese le spese annuali (assicurazioni, manutenzioni, vacanze, regali).

Poi chiediti cosa cambierà dopo il lavoro: niente spese di trasporto per l'ufficio, forse più viaggi, forse un mutuo estinto, probabilmente più spese sanitarie con l'età. Il risultato è la tua spesa annua obiettivo.

4. Confronta spese, pensione e patrimonio

A questo punto hai tre numeri: quanto spendi, quanto ti darà la pensione pubblica e da quando. La differenza tra spese e pensione è il buco che deve coprire il tuo patrimonio.

  • Se vuoi smettere all'età della pensione, al patrimonio basta coprire la differenza tra spese e pensione per il resto della vita.
  • Se vuoi smettere prima, il patrimonio deve anche fare da ponte: pagare tutte le spese fino al primo assegno INPS.

Per capire quale patrimonio può sostenere un prelievo annuo nel tempo si usa di solito il tasso di prelievo sostenibile: il più noto è la regola del 4%. Ne parlo in dettaglio nella guida su FIRE in Italia e regola del 4%, mentre qui trovi un esempio completo di pensione anticipata.

5. Guarda quanti anni ti mancano: il tasso di risparmio

Il fattore che più di ogni altro decide quando potrai smettere non è il rendimento dei tuoi investimenti, ma la percentuale del reddito netto che risparmi. Risparmiare di più aumenta il capitale e, allo stesso tempo, abbassa l'obiettivo, perché dimostra che puoi vivere con meno.

Partendo da zero, con un rendimento reale ipotetico del 5% annuo e un tasso di prelievo del 4%, gli anni di lavoro necessari per l'indipendenza finanziaria sono circa:

Tasso di risparmioAnni fino all'indipendenza
10%≈ 52
20%≈ 37
30%≈ 28
40%≈ 22
50%≈ 17
60%≈ 13

La tabella non considera la pensione pubblica né il patrimonio che hai già: entrambi accorciano il percorso. Ma rende evidente un punto: passare dal 10% al 30% di risparmio può anticipare la tua libertà di due decenni.

Il risultato: una data, non un'età generica

Mettendo insieme i cinque passi ottieni qualcosa di molto più utile di "a 67 anni": una data realistica in cui il tuo patrimonio e la tua pensione, insieme, coprono le tue spese. E soprattutto sai quali leve puoi muovere per anticiparla: spendere meno, risparmiare di più, ridurre i costi degli investimenti, lavorare qualche anno in più part-time.

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Contenuto a scopo informativo ed educativo. Non costituisce consulenza in materia di investimenti né raccomandazione personalizzata. Norme fiscali e previdenziali cambiano nel tempo: verifica sempre i requisiti in vigore sulle fonti ufficiali (INPS, Agenzia delle Entrate).