Quanta pensione perdi se smetti di lavorare prima?

È la domanda che quasi tutti si fanno quando iniziano a pensare al FIRE: se smetto di versare contributi a 50 anni, cosa resta della mia pensione? La risposta si calcola, e spesso è diversa da quello che si teme.

di Davide Valentini

Come si calcola la pensione oggi

Per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1995, e in parte per tutti gli altri, la pensione si calcola con il sistema contributivo. Il meccanismo è semplice:

  1. ogni anno versi contributi: per un dipendente il 33% della retribuzione lorda, in gran parte pagato dal datore di lavoro;
  2. i contributi si sommano in un montante, che ogni anno viene rivalutato in base alla crescita media del PIL;
  3. quando vai in pensione, il montante viene moltiplicato per un coefficiente di trasformazione che dipende dall'età. Per chi va in pensione nel 2025-2026 vale il 5,608% a 67 anni e il 5,088% a 64.

La conseguenza è diretta: ogni anno di contributi in meno è una parte di montante che non ci sarà. Non c'è un "ultimo stipendio" che salva la situazione.

Un esempio: smettere a 50 anni invece che a 67

Laura guadagna 40.000 € lordi l'anno. Ogni anno versa, tra quota sua e quota del datore, circa 13.200 € di contributi. Se smette a 50 anni invece che a 67, perde 17 anni di versamenti:

VoceImporto
Contributi non versati (17 × 13.200 €)≈ 224.400 €
Pensione annua lorda in meno a 67 anni (× 5,608%)≈ 12.600 €
Al mese, su 13 mensilità≈ 970 € lordi

È un calcolo semplificato, a valori di oggi e senza la rivalutazione del montante, ma dà l'ordine di grandezza: smettere 17 anni prima può valere quasi mille euro lordi al mese di pensione in meno. Resta però tutto quello che Laura ha versato fino a 50 anni, che si rivaluta fino alla pensione.

Le soglie da non dimenticare

Oltre all'importo, smettere presto può cambiare quando potrai andare in pensione:

  • Pensione anticipata ordinaria: servono 42 anni e 10 mesi di contributi (41 e 10 mesi per le donne), in aumento dal 2027. Chi smette a 50 anni di solito non li raggiunge.
  • Anticipata contributiva a 64 anni: richiede 20 anni di contributi e una pensione pari ad almeno circa tre volte l'assegno sociale (oltre 1.600 € al mese nel 2026), con soglie ridotte per le madri. Con una carriera interrotta presto, spesso l'importo non basta.
  • Vecchiaia a 67 anni: 20 anni di contributi e, per chi è interamente nel contributivo, una pensione almeno pari all'assegno sociale (546,24 € al mese nel 2026).
  • Vecchiaia a 71 anni: bastano 5 anni di contributi, senza importo minimo.

In pratica: per la maggior parte di chi fa FIRE, la data realistica della pensione pubblica è quella di vecchiaia, cioè 67 anni e qualche mese. È questa la data da usare per calcolare il capitale ponte.

Come ridurre la perdita

  • Non smettere di colpo. Qualche anno di part-time o di lavoro autonomo continua ad alimentare il montante, e riduce il capitale ponte. È l'idea del Barista FIRE.
  • Contributi volontari. Con almeno 5 anni di contributi puoi chiedere all'INPS di proseguire i versamenti volontariamente. Costano, ma sono deducibili; conviene fare il conto confrontandoli con un investimento equivalente.
  • Previdenza complementare. Il fondo pensione non sostituisce i contributi INPS, ma può coprire parte del buco e, con la RITA, gli ultimi anni prima della pensione.

Il punto di vista giusto

Perdere mille euro lordi al mese di pensione sembra grave. Ma quegli euro li avresti "comprati" con 17 anni di lavoro. La domanda utile non è "quanto perdo", ma: il patrimonio che ho accumulato copre il ponte fino alla pensione e la differenza dopo? Se sì, la pensione più bassa è un prezzo che puoi permetterti. Il primo passo è simulare la tua pensione con il servizio INPS "La mia pensione futura", impostando la data in cui vorresti smettere.

Prova lo strumento: Simulatore FIRE con pensione INPS. A che età puoi smettere, con patrimonio, risparmio mensile, pensione INPS e Coast FIRE.

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Contenuto a scopo informativo ed educativo. Non costituisce consulenza in materia di investimenti né raccomandazione personalizzata. Norme fiscali e previdenziali cambiano nel tempo: verifica sempre i requisiti in vigore sulle fonti ufficiali (INPS, Agenzia delle Entrate).