Fondo di emergenza: quanto tenere da parte e dove
È la base di ogni piano: senza un cuscinetto, un imprevisto diventa un debito o ti costringe a vendere investimenti nel momento peggiore. Ecco come calcolarlo e dove metterlo.
A cosa serve, e a cosa no
Il fondo di emergenza copre ciò che non puoi prevedere né rimandare: una perdita del lavoro, una riparazione importante, una spesa medica. Non serve per le vacanze, per il cambio dell'auto già programmato o per «un'occasione» di investimento. Per le spese che sai che arriveranno esistono altri conti, con un nome e una data.
Quanti mesi di spese
Non conta il tuo stipendio, conta quanto spendi per vivere: affitto o mutuo, bollette, spesa, trasporti, assicurazioni, rate. Non le spese libere, che in emergenza si sospendono. Una regola di partenza, da adattare:
| Situazione | Mesi di spese essenziali |
|---|---|
| Dipendente a tempo indeterminato, senza figli | 3 |
| Famiglia con un solo reddito, mutuo, figli | 6 |
| Autonomo, partita IVA, lavoro stagionale | 6-12 |
Esempio con spese essenziali di 1.800 € al mese: tre mesi sono 5.400 €, sei mesi 10.800 €, dodici mesi 21.600 €. Mettendo da parte 300 € al mese, il fondo da sei mesi si completa in 36 mesi: tre anni. Meglio un fondo piccolo fatto subito che un fondo grande rimandato; la cifra si può far crescere con un trasferimento automatico, come nel piano di spesa consapevole.
Dove tenerlo
Tre requisiti, in quest'ordine: disponibile subito, senza rischio di perdita di capitale, separato dal conto di tutti i giorni (così non lo spendi per sbaglio). Rendimento viene dopo.
- Conto corrente o conto deposito libero. Sono i più comodi. Verifica che non ci siano vincoli o penali di svincolo.
- Libretto di risparmio. Semplice e senza rischi, di solito con rendimenti bassi.
- BOT o titoli di Stato a pochi mesi. Possono rendere un po' di più, ma si vendono sul mercato e non sono accreditati nello stesso giorno: vanno bene per la parte «oltre i primi mesi» del fondo.
Non vanno bene azioni, ETF azionari o polizze con penali: nel momento in cui servono i soldi, potrebbero valere meno. Il confronto tra deposito e titoli di Stato è nella guida su conto deposito o titoli di Stato a breve.
Garanzia e tasse da controllare
- Garanzia dei depositi. Il Fondo interbancario di tutela dei depositi rimborsa fino a 100.000 € per depositante e per banca, sommando tutti i conti presso la stessa banca. Se superi la cifra, ripartisci su più istituti.
- Imposta di bollo. Su conti correnti e libretti intestati a persone fisiche è di 34,20 € all'anno se la giacenza media supera 5.000 €. Un fondo di emergenza di una certa dimensione la supererà: per i conti deposito le regole possono essere diverse, leggi il foglio informativo.
- Interessi. Gli interessi dei conti sono tassati al 26%; quelli dei titoli di Stato al 12,5%.
Quando usarlo, e come reintegrarlo
Prima di toccarlo chiediti: è imprevisto, urgente e necessario? Se la risposta è sì, usalo senza sensi di colpa: è il suo lavoro. Poi riparti con il trasferimento automatico finché la cifra è di nuovo quella che ti sei dato.
Una volta messo al sicuro il cuscinetto, il resto del risparmio può puntare più lontano: il calcolatore di rendimento BTP e obbligazioni aiuta a confrontare le alternative per la liquidità.
Fonti
- Fondo interbancario di tutela dei depositi (FITD), limite di 100.000 € per depositante
- Agenzia delle Entrate, circolare 48/E del 21 dicembre 2012, bollo su conti correnti e libretti: 34,20 € oltre 5.000 € di giacenza media
- Money.it, tassazione degli investimenti, aliquote del 26% e del 12,5%
Prova lo strumento: Calcolatore del rendimento netto di BTP e obbligazioni. Rendimento lordo e netto a scadenza, con tassazione 12,5% o 26%, bollo e commissioni.
Vuoi i tuoi numeri, non quelli di un esempio?
Nella call gratuita di 30 minuti guardiamo la tua situazione reale e capiamo se e come posso aiutarti. Nessuna vendita, nessun impegno.
Prenota una call gratuitaContenuto a scopo informativo ed educativo. Non costituisce consulenza in materia di investimenti né raccomandazione personalizzata. Norme fiscali e previdenziali cambiano nel tempo: verifica sempre i requisiti in vigore sulle fonti ufficiali (INPS, Agenzia delle Entrate).