Tasse sugli investimenti in Italia: 26%, 12,5%, bollo e minusvalenze

Aliquote, imposta di bollo, minusvalenze e regimi: le regole di base per capire quanto resta davvero dei tuoi rendimenti, e perché strumenti simili si tassano in modo diverso.

di Davide Valentini

Le due aliquote principali

  • 26% su redditi finanziari di ETF, fondi, azioni, obbligazioni societarie, conti deposito.
  • 12,5% su titoli di Stato italiani (BOT, BTP), buoni fruttiferi postali ed equiparati: obbligazioni di Paesi inseriti nella white list ed enti sovranazionali.

La Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025) non ha cambiato queste aliquote. Le criptovalute hanno regole proprie e non sono trattate qui.

Un esempio

Compri strumenti per 10.000 € e li rivendi a 12.000 €: la plusvalenza è di 2.000 €.

StrumentoAliquotaImposta
ETF azionario26%520 €
Titolo di Stato italiano12,5%250 €

L'imposta di bollo

Sul dossier titoli si paga lo 0,2% annuo sul valore: su 20.000 € di titoli sono 40 € all'anno, indipendentemente dal fatto che tu abbia guadagnato o no. Su conti correnti e libretti intestati a persone fisiche il bollo è fisso (34,20 € l'anno) se la giacenza media supera 5.000 €. Per i conti deposito la regola può essere diversa: leggi il foglio informativo.

Le minusvalenze

Se vendi in perdita, puoi usare la minusvalenza per ridurre le tasse sulle plusvalenze, ma con regole precise:

  • Si possono compensare plusvalenze realizzate nello stesso anno o nei quattro anni successivi: una perdita del 2025 è utilizzabile fino al 31 dicembre 2029.
  • La minusvalenza compensa solo redditi diversi di natura finanziaria (le plusvalenze), non i redditi da capitale come i dividendi o le cedole.
  • Una perdita non realizzata, cioè che c'è solo sulla carta, non ha valore fiscale finché non vendi.
  • Una perdita su un titolo tassato al 12,5% e una su uno tassato al 26% hanno un trattamento diverso: la compensazione segue la natura dello strumento.

Negli ETF, un caso classico: i guadagni dalla vendita sono redditi diversi (compensabili con le perdite), ma i proventi distribuiti sono redditi da capitale (non compensabili).

Regime amministrato o dichiarativo

  • Amministrato: la banca o il broker calcola e versa le imposte per te, e gestisce le compensazioni. Il più comune e il più semplice.
  • Dichiarativo: i redditi vengono indicati nella dichiarazione dei redditi e pagati tu. Si usa, per esempio, con alcuni broker esteri. Richiede attenzione e documenti: conviene farsi aiutare da un commercialista.

Regola pratica: confronta sempre i rendimenti al netto di tasse e costi. Tassazione, TER e bollo si sommano: vedi la guida sui costi dei fondi della banca e lo strumento fondo pensione vs ETF, che mette a confronto anche la tassazione dei fondi pensione.

Per il fondo pensione le regole sono diverse (tassazione del 20% sui rendimenti, prestazioni al 15-9%): ne parliamo nella guida su fondo pensione o PAC. Questa guida è educativa: per la tua dichiarazione, rivolgiti a un professionista abilitato.

Fonti

Prova lo strumento: Fondo pensione vs ETF: calcolatore del risparmio fiscale. Risparmio IRPEF, contributo del datore e capitale finale: fondo pensione contro ETF.

Vuoi i tuoi numeri, non quelli di un esempio?

Nella call gratuita di 30 minuti guardiamo la tua situazione reale e capiamo se e come posso aiutarti. Nessuna vendita, nessun impegno.

Prenota una call gratuita

Contenuto a scopo informativo ed educativo. Non costituisce consulenza in materia di investimenti né raccomandazione personalizzata. Norme fiscali e previdenziali cambiano nel tempo: verifica sempre i requisiti in vigore sulle fonti ufficiali (INPS, Agenzia delle Entrate).