TFR in azienda o nel fondo pensione? Cosa cambia e come scegliere

Ogni anno circa il 7% della tua retribuzione lorda diventa TFR. Dove lo lasci decide quanto rende, quanto paghi di tasse e quando potrai usarlo. E dal luglio 2026, per chi viene assunto, la scelta di default è cambiata.

di Davide Valentini

Quanto vale il tuo TFR

Il trattamento di fine rapporto matura ogni anno in misura pari a circa il 6,9% della retribuzione lorda. Con uno stipendio lordo di 35.000 € sono circa 2.400 € l'anno: in trent'anni di carriera, senza contare i rendimenti, oltre 70.000 €. Non è un dettaglio, è una parte importante del tuo patrimonio futuro.

Opzione 1: TFR in azienda

  • Rendimento: il TFR si rivaluta ogni anno dell'1,5% fisso più il 75% dell'inflazione. È un rendimento prevedibile e senza oscillazioni, ma che in termini reali resta vicino allo zero o poco sopra.
  • Tasse: la rivalutazione annua è tassata al 17%; alla liquidazione il TFR subisce la tassazione separata, con un'aliquota media IRPEF che parte dal 23% e cresce con il reddito.
  • Liquidità: lo ricevi quando finisce il rapporto di lavoro, anche se cambi azienda. Dopo 8 anni puoi chiedere un anticipo fino al 70% per spese sanitarie o per l'acquisto della prima casa.

Nelle aziende con almeno 50 dipendenti il TFR non destinato ai fondi viene trasferito al Fondo di Tesoreria dell'INPS, ma per te le regole restano le stesse.

Opzione 2: TFR nel fondo pensione

  • Rendimento: dipende dal comparto scelto, da quello garantito a quello azionario. Nel lungo periodo i comparti con più azioni hanno storicamente reso più della rivalutazione del TFR, con oscillazioni anche significative lungo il percorso.
  • Tasse: rendimenti tassati al 20% (12,5% sui titoli di Stato) e prestazione finale al 15%, che scende fino al 9% con gli anni di iscrizione. Quasi sempre meno che in azienda.
  • Contributo del datore: nei fondi negoziali, se versi anche un tuo contributo minimo, l'azienda aggiunge il suo. Con il TFR in azienda lo perdi.
  • Liquidità: è la parte debole. I soldi restano nel fondo fino alla pensione, salvo anticipazioni, riscatti e RITA. Ne parlo nel dettaglio nella guida fondo pensione o PAC.

Una scelta a senso unico: se sposti il TFR nel fondo pensione, poi puoi cambiare fondo o comparto, ma non puoi più riportarlo in azienda. Se lo lasci in azienda, puoi sempre decidere di spostarlo più avanti.

Cosa è cambiato dal 1° luglio 2026

Con la Legge di Bilancio 2026, per i neoassunti del settore privato è arrivata l'adesione automatica: se entro 60 giorni dall'assunzione non dichiari una scelta diversa, il TFR e i contributi vanno automaticamente al fondo pensione previsto dal tuo contratto. Se vieni assunto, quindi, non scegliere equivale a scegliere il fondo pensione. Meglio farlo consapevolmente.

Come scegliere il fondo

  1. Parti dal fondo negoziale del tuo contratto di lavoro: è di solito il meno costoso ed è l'unico che dà diritto al contributo del datore.
  2. Confronta i costi con l'ISC (indicatore sintetico dei costi) che la COVIP pubblica per tutti i fondi. Fondi pensione aperti e soprattutto PIP assicurativi possono costare molto di più. Il ragionamento è lo stesso della guida sui costi dei fondi.
  3. Scegli il comparto in base agli anni che mancano, non all'umore dei mercati. Con vent'anni o più davanti, un comparto garantito rischia di rendere meno dell'inflazione. Molti fondi offrono percorsi "life-cycle" che riducono il rischio avvicinandosi alla pensione.

Allora, cosa conviene?

Per la maggior parte dei dipendenti, spostare il TFR in un fondo negoziale a basso costo, aggiungendo il contributo minimo per ottenere quello del datore, è la scelta più efficiente. Le eccezioni esistono: chi prevede di usare quei soldi a breve per la casa, chi vuole smettere di lavorare molto presto e ha bisogno di liquidità, chi è vicino alla pensione con pochi anni per recuperare le oscillazioni.

Se vuoi smettere prima, il TFR va inserito nel piano insieme alla pensione pubblica e al portafoglio libero. Puoi partire dalla guida quando posso andare in pensione.

Prova lo strumento: Fondo pensione vs ETF: calcolatore del risparmio fiscale. Risparmio IRPEF, contributo del datore e capitale finale: fondo pensione contro ETF.

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Contenuto a scopo informativo ed educativo. Non costituisce consulenza in materia di investimenti né raccomandazione personalizzata. Norme fiscali e previdenziali cambiano nel tempo: verifica sempre i requisiti in vigore sulle fonti ufficiali (INPS, Agenzia delle Entrate).