Vivere di rendita con 500.000 € o 1 milione: quanto puoi prelevare davvero

"Con un milione vivo di rendita?" È una delle domande più cercate sulla finanza personale. La risposta onesta è: dipende da tre numeri che quasi nessuno considera insieme.

di Davide Valentini

La risposta breve

Con un tasso di prelievo sostenibile tra il 3,5% e il 4% l'anno, un patrimonio investito permette di prelevare, prima delle imposte:

PatrimonioAl 3,5%Al 4%
500.000 €17.500 € l'anno
≈ 1.460 € al mese
20.000 € l'anno
≈ 1.670 € al mese
750.000 €26.250 € l'anno
≈ 2.190 € al mese
30.000 € l'anno
2.500 € al mese
1.000.000 €35.000 € l'anno
≈ 2.920 € al mese
40.000 € l'anno
≈ 3.330 € al mese

Il prelievo si adegua ogni anno all'inflazione, quindi il potere d'acquisto resta costante. Ma da questi numeri vanno tolte le imposte, e vanno aggiunti un paio di ragionamenti che cambiano parecchio il risultato.

Perché non "vivere delle cedole"

Molti immaginano di vivere di rendita tenendo il capitale intatto e spendendo solo interessi e dividendi. Il problema è l'inflazione: una cedola fissa di 30.000 € oggi, tra vent'anni con un'inflazione del 2% compra quanto 20.000 € di oggi. Per proteggersi, parte del rendimento va reinvestita, e ciò che resta da spendere è molto meno di quanto sembra.

L'approccio più usato nella pianificazione è diverso: si guarda al rendimento totale del portafoglio e si preleva una percentuale sostenibile, vendendo quote quando serve. Da qui nascono la regola del 4% e le sue varianti più prudenti.

Cosa togliere: imposte e bollo

  • Imposte sui guadagni: quando vendi, paghi il 26% solo sulla parte che è plusvalenza (12,5% sui titoli di Stato). All'inizio, se hai comprato da poco, la quota di guadagno è bassa e le imposte sono contenute; con gli anni cresce.
  • Imposta di bollo: lo 0,20% l'anno sul valore del dossier titoli. Su un milione sono 2.000 € l'anno.
  • Costi degli strumenti: su un portafoglio che costa l'1,5-2% l'anno, un prelievo del 4% diventa rapidamente insostenibile. È uno dei motivi per cui i costi dei fondi contano ancora di più quando si preleva.

Esempio: prelevi 35.000 € da un milione e il 30% di quanto vendi è guadagno. Le imposte sono circa 2.700 €: restano circa 32.300 € netti, meno di 2.700 € al mese. Una cifra che permette di vivere bene in molte zone d'Italia, ma lontana dall'idea di "essere ricchi".

Il fattore che cambia tutto: la pensione INPS

Le tabelle sopra presumono che il patrimonio debba mantenerti da solo per sempre. Se hai vent'anni o più di contributi, prima o poi arriverà anche la pensione pubblica, e da quel momento il patrimonio dovrà coprire solo la differenza tra spese e pensione.

In pratica, per chi smette a 55 anni, lo stesso milione può sostenere prelievi più alti nei primi anni (quelli del "ponte" fino alla pensione) e più bassi dopo. È il metodo dei due capitali che trovi nella guida sulla pensione anticipata, e spesso rende sufficiente un patrimonio che, con il calcolo semplice, sembrava troppo piccolo.

Quanto conta l'età a cui inizi

  • A 65 anni, con la pensione vicina e un orizzonte di 25-30 anni, un prelievo del 4% è storicamente ragionevole.
  • A 50 anni, con un orizzonte di 40 anni o più e la pensione lontana, un 3-3,5% lascia più margine.
  • A 40 anni, vivere solo di rendita richiede cautela, flessibilità e, spesso, un piccolo reddito nei primi anni.

Le domande da farsi prima di smettere

  1. Quanto spendo davvero in un anno, comprese le spese straordinarie?
  2. Quando arriverà la pensione, e quanto sarà al netto, se smetto di versare adesso?
  3. Quanto costa il mio portafoglio ogni anno, in euro?
  4. Cosa farei se nei primi due anni i mercati perdessero il 30%?

Se sai rispondere a tutte e quattro con dei numeri, sai già se puoi vivere di rendita. Se no, è il lavoro che facciamo insieme nel piano pensionistico e FIRE. Per un primo orientamento, pensione compresa, puoi partire dal simulatore FIRE.

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Contenuto a scopo informativo ed educativo. Non costituisce consulenza in materia di investimenti né raccomandazione personalizzata. Norme fiscali e previdenziali cambiano nel tempo: verifica sempre i requisiti in vigore sulle fonti ufficiali (INPS, Agenzia delle Entrate).